Complesso Alumix

 


È stato una delle location di Manifesta7. La Biennale Europea d’Arte Contemporanea è approdata nel 2008 in Italia presso quattro siti: Fortezza, Bolzano, Trento e Rovereto. Stiamo scrivendo di quello che a Bolzano è noto come “Alumix”, ovvero uno dei manufatti-simbolo del Novecento industriale altoatesino. Alumix è diventato il nickname di un edificio realizzato negli anni Trenta all’interno di un più ampio lotto ad opera ed uso della Società Montecatini; di questo lotto l’Alumix rappresenta il corpo centrale, utilizzato nel tempo quale sito produttivo e di rappresentanza. La Fabbrica del Tempo ha iniziato ad interessarsi al manufatto, intuendone e riconoscendone le potenzialità, dieci anni fa, quando, già dismesso, rappresentava insieme ad un edificio parallelo e alle pertinenze del complesso, un punto d’eccellenza architettonico nella Zona industriale bolzanina.
Da allora La Fabbrica del Tempo non ha mai cessato di portare avanti una capillare e tenace opera di attenzione e sensibilizzazione sulla tematica. Un’azione che è culminata nella decisione della Giunta Provinciale di non abbattere l’edificio – cosa prevista inizialmente: esso ha potuto invece fruire del vincolo di tutela storico-artistica; da allora è iniziata per l’Alumix una nuova vita. Una vita parallela a quella del Museion, il Museo d’Arte Moderna di Bolzano, l’avveniristica struttura inaugurata nel 2007 per dare una casa stabile all’arte contemporanea.
L’attenzione della Fabbrica del Tempo verso l’Alumix si è concretizzata nel corso degli anni in una pubblicazione dal titolo Il tempo delle fabbriche - Alumix: archeologia industriale a Bolzano, in un seminario e un articolato convegno sull’opportunità di prendere in considerazione il suo riuso, nella realizzazione di un cd rom interattivo (Alumix, archeologia del Moderno) e in una mostra fotografica, oltre a molte e diverse prese di posizione sui mass media e su periodici di settore.
Un lavoro che la “Fabbrica” ha svolto con passione, raccogliendo contributi da esperti del settore, contribuendo di conseguenza a far nascere presso l’opinione pubblica e le istituzioni un dibattito aperto, una riflessione carica di idee e di visioni rispetto ad un possibile futuro – divenuto il presente – dell’Alumix, non tralasciando i problemi connessi alla difficoltà del recupero dell’areale. Un recupero che peraltro non solo è stato decretato ma anche realizzato e che il varo avvenuto con Manifesta7 ha già sancito. La relativa documentazione è disponibile anche in questo sito.

Manifesta7 ha portato all’interno e all’esterno dell’Alumix la personalità e le opere di molti protagonisti dell’arte contemporanea, con specifica attenzione alla sua dimensione concettuale, e ha sicuramente dato risonanza europea ad un manufatto di grande pregio.
Va detto, peraltro, che da più parti sono giunte considerazioni critiche rispetto alla logica con cui sono state decise le modalità del recupero e rispetto alla priorità delle installazioni.
Se da un lato, si è detto da parte di diversi osservatori, l’operazione è da ritenersi apprezzabile, dall’altro non ha curato – o perlomeno non lo ha fatto a sufficienza – quella che avrebbe potuto essere un’altra priorità dell’operazione, vale a dire raccontare anche attraverso l’arte un capitolo della storia di Bolzano e dell’Alto Adige. L’edificio è stato trattato invece principalmente come un contenitore da “ri-usare”, la storia che lo pervade è passata in terzo piano: a nostro giudizio si poteva mostrare più sensibilità per questi aspetti. Storia e arte possono sposarsi al meglio e questo avrebbe potuto accadere benissimo anche a Manifesta7.