L’importanza dei valori

di Ivan Dughera – La Fabbrica del Tempo

«Nel ricevere l’ospite si bada al suo vestito, standogli insieme si bada al suo intelletto». È un proverbio russo diretto e sincero al limite della brutalità, un po’ come il popolo che lo ha concepito. Ma spiega molto di quello che sta succedendo in Alto Adige o meglio che potrebbe succedere nei prossimi mesi.
Il dibattito politico attuale vede rafforzarsi la possibilità che si formi un nuovo centro, autorevole, affidabile ed autonomista, capace di confrontarsi anche criticamente con una SVP, oramai senza più oppositori e forse anche per questo senza una giusta obiezione dialettica. Il congresso di Alleanza Nazionale e quello dell’UDC ne hanno sancito ufficiosamente la nascita. In giro c’è voglia di un approccio moderato e pragmatico, di un percorso politico in grado di sdoganare migliaia e migliaia di voti italiani di fatto congelati, inutili. La CdL altoatesina sembra si sia radicalizzata su posizioni di obiezione totale nei confronti dell’attuale gestione dell’autonomia, convinta che in fondo la SVP continuerà a disdegnare la parte italiana, proseguendo lungo un supposto percorso di compressione e logoramento del secondo gruppo linguistico della provincia. Restano stretti i margini di manovra per partiti come Forza Italia ed Alleanza Nazionale che raccolgono la maggioranza assoluta del voto italiano. D’altra parte è innegabile che il gruppo linguistico italiano sia in questo momento indebolito, sottorappresentato ma soprattutto incapace di ritagliarsi un ruolo positivo e propositivo in questa realtà politica. Manca, da parte italiana, un’adesione completa e sincera al modello autonomista che non significa di per sé accettare passivamente la volontà del partito di maggioranza assoluta, partito per altro non immune da errori e scivoloni. Manca una “via italiana” all’autonomia magari diversa e discordante su determinati punti, anche in rotta di collisione con quella della SVP, ma immune, al di là di ogni ragionevole dubbio, da nazionalismi e da impulsi nostalgici, improponibili perché in sé sbagliati. Sono convinto che il mondo di lingua tedesca aspetti questo momento per sdoganare definitivamente gli italiani “spaesati” dell’Alto Adige. Questo è il compito di ogni nuovo movimento che da prospettive moderate intenda concorrere al governo della provincia per il bene di tutti, nell’interesse di tutti gli altoatesini-sudtirolesi. Ne guadagnerebbe il dibattito politico e la qualità della vita civile. Ne guadagnerebbe la democrazia, da troppi anni trattenuta da logiche etniche irrigidite.
Ma qui sorge il problema. Non è sufficiente l’abito, ci vuole l’intelletto. Ogni esperienza politica e civile prende le mosse da un universo di valori, da una visione etica del convivere cui fa continuo riferimento nell’azione, sia in forma manifesta che in forma implicita. È compito della cultura e della politica applicarsi ad un lavoro certosino ed instancabile attraverso il quale il modello di convivenza disegnato dall’autonomia venga continuamente nutrito dei valori e delle intenzioni che lo supportano, ridiscutendoli ed attualizzandoli quando ciò si dimostri necessario. La realtà altoatesina non è estranea allo scenario di crisi che getta le sue ombre sull’Europa e l’intero Occidente: anche qui si avverte la perdita di valori e di identità che sta investendo l’Europa e molta parte del mondo occidentale. Grandi paradigmi ideologici del passato sono scomparsi; linguaggi e teorie lasciano spazio al dubbio del pensiero debole e del relativismo ad oltranza. Non è inutile, prima di ogni confronto programmatico, prima di ogni alleanza politica, discutere insieme sui valori che fondano la nostra vita sociale, il pensiero cristiano, il socialismo liberale, il liberalismo. È anzi indispensabile se l’obiettivo reale della nostra attività politica punta non ad escludere ma a coinvolgere, sempre più ampiamente, tutte le componenti che convivono su questo territorio trasformando l’autonomia in un progetto comune, ampiamente condiviso, dove è possibile sviluppare forme sempre più avanzate di democrazia e di socialità. Recuperare i valori di un umanesimo cristiano, non necessariamente in quanto credenti ma “come se Dio esistesse”, di un antropologia occidentale centrata sul valore inalienabile dell’individuo, può essere il primo passo per rimettere al centro della politica quei valori senza dei quali essa si trasforma in una tecnica, efficace, ma priva di un’anima. A monte delle visioni etniche o nazionali, delle stesse distinzioni ideologiche, è possibile individuare un linguaggio comune, un DNA valorico condiviso che intenzioni in diversi attori dell’autonomia motivandoli alla politica, al lavoro comune, alla crescita.

(Articolo pubblicato dal quotidiano Alto Adige il 9 marzo 2007)